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Quando il vino fa squadra: il brindisi che unisce Marche ed Abruzzo al ristorante Koko

C’è un momento, nel mondo del vino, in cui le etichette scompaiono e restano soltanto le persone. Accade raramente. Accade quando professionalità, visioni e territori diversi decidono di parlarsi davvero. È accaduto oggi, per la prima volta. Nel cuore del ristorante Koko, regno elegante e contemporaneo di Umberto Splendiani, si sono riuniti i migliori direttori commerciali e agenti del vino italiani, un mosaico di competenze che non aveva mai condiviso la stessa tavola. A orchestrare l’incontro è stato proprio Splendiani, affiancato dal suo sommelier, Luca Ascani, regista silenzioso di calici e atmosfere. Una data simbolica: quella che celebra la cucina italiana patrimonio Unesco, un riconoscimento che non appartiene solo ai piatti, ma anche ai vini che li accompagnano, ai racconti che portano con sé, ai professionisti che ogni giorno li fanno viaggiare nel mondo.

Una tavola che è diventata Italia intera
Il parterre era da manuale dell’eccellenza. Una costellazione di cantine che raccontano l’Italia nelle sue mille sfumature: Masciarelli, Canavel, Valle Isarco, Gradisciutta, Meregalli, Antinori, Ca’ del Bosco, Collina delle Fate, Belisario, Numa, Bruno Paillard, Bollinger, Ferrari, Pasetti, Fattoria Nannì, L.E. Tempo, Lageder, Le Canà, Altemasi, Centinari, Simone Capecci, Tenuta Spinelli, Colle Stefano, Santa Barbara, Nino Franco. Un elenco che da solo basterebbe a raccontare un intero atlante enologico. Vini che parlano lingue diverse, ma che oggi hanno pronunciato le stesse parole: unità, visione, condivisione.

Il brindisi delle feste, il seme del futuro
L’atmosfera è stata quella delle grandi occasioni, dove il calore del Natale si intreccia con la concretezza di chi conosce le regole del mercato, ma sa anche quando è il momento giusto per osare. Tra un calice e l’altro, si è parlato di nuovi scenari commerciali, strategie condivise, collaborazioni da costruire, progetti ambiziosi verso il 2026, e soprattutto di come presentarsi come una squadra compatta in un mercato che premia chi sa fare rete. Perché il vino non è solo prodotto: è relazione, è fiducia, è la capacità di riconoscersi parte di un ecosistema che vive di equilibrio. E oggi quell’equilibrio è apparso chiaro, forte, luminoso.

Un gesto semplice, un messaggio potente
Vedere tanti professionisti del vino seduti allo stesso tavolo ha trasmesso un messaggio che va oltre la convivialità: insieme si è più forti. Insieme si valorizza il lavoro quotidiano nei territori, nelle vigne, negli uffici commerciali, nelle sale dei ristoranti. Insieme si rafforza l’identità di un’Italia enologica che sta vivendo un momento storico e che può crescere solo se unita.

Il futuro ha lo stesso sapore del brindisi di oggi
Quando i calici si sono alzati, c’era un silenzio quasi simbolico, quello che precede i momenti importanti. Un brindisi alle feste, certo. Ma anche un brindisi al 2026 che verrà, alle idee che oggi sono nate, alle alleanze che si sono create, all’Italia del vino che continua a essere, nonostante tutto, un patrimonio vivente, riconosciuto, celebrato, amato. E se la cucina italiana è Unesco, oggi lo è stata anche questa comunità di professionisti che portano la nostra cultura in giro per il mondo, bottiglia dopo bottiglia, storia dopo storia.

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